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Categoria: Collaboration IT

Enkidoo - Ferrero1947

Enkidoo

Da circa 20 anni Cyril Delage, con lo pseudonimo di Enkidoo, trasforma il legno in mobili raffinati o in accessori decorativi molto poetici secondo i suoi desideri e quelli degli altri e usa l’autocritica e l’ironia con la stessa destrezza con la quale modella le poltrone in castagno sulle quali ama impegnarsi già alla mattina presto, quando il sole viene a disturbarlo nel suo laboratorio immerso nella natura. I raggi brillano sulle ragnatele che incorniciano le tessere di quella che fu, diversi anni fa, la scuola Chalard e che ha vissuto un risveglio di energia proprio grazie a questo artista illuminato e solitario. In piedi nel mezzo di ciò che un disinformato potrebbe confondere con un gioioso bazar non organizzato, Cyril, 48 anni, ama raccontare il suo mestiere in modo sincero.
Conosciuto in Europa e anche in Giappone, designer, decoratore, falegname, agitatore di idee, è certamente atipico, dichiarando senza indugio un giro d’affari ragionevole, che dipende dagli anni, dal legno, dall’estro, dal momento…
Enkidoo, autodidatta appassionato e tenace, che è diventato noto in fiere internazionali e mostre in gallerie a Parigi, in Belgio, in Inghilterra e in Italia da Ferrero1947, che lo ha incontrato all’inizio della sua attività, risponde alle richieste di clienti fedeli e appassionati della sua arte, ma prima di tutto alle sue esigenze personali.
Le sue scelte sul legno tendono a favorire i boschi della sua regione, in particolare il castagno, piuttosto che le specie canadesi; a volte, aggiunge metallo per progettare mobili e accessori decorativi.
Da dove trae ispirazione Enkidoo? Non lo dice con precisione, o forse non desidera rivelarlo e confida di avere all’incirca un’idea al minuto, ma in un’ora… ammettendo che quando uno crea in realtà ha molti vincoli, non essendo mai completamente libero. Alcuni esemplari nascono da esigenze personali come dei piccoli tavolini realizzati quasi per caso per i nipoti per Natale; essendone avanzati due, sono stati visti da alcuni clienti ed è nata la richiesta.
All’inizio Cyril Delega non produceva, disegnava solo, ma in seguito ha imparato la lavorazione del legno, scoprendo alcune tecniche per capriccio e altre per passione e curiosità. La sua collaborazione con l’architetto paesaggista Gilles Clément durante una mostra ai giardini de La Villette a Parigi nel 1999, gli ha dato l’impeto che gli mancava: la strada era quella giusta. Quella successiva con il designer Godefroy de Virieu, invece, passando per Nontron, nella Dordogna, proprio nel paese degli alberi frondosi, nel 2004, ha generato alcuni pezzi poetici di grande bellezza come l’esile sedia con lo schienale alto o il famoso “Arbre d’ hiver”, una struttura tonda per riporre la frutta, da appendere al muro o sospendere con un cavo, o ancora il porta legna “la Brassée”, un unico ramo di castagno curvato, semplice e raffinato. Il suo lavoro continua in modo costante e appassionato, sempre guidato dalla natura.

 

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Tsé & Tsé associées

Tsé & Tsé associées

Tsé & Tsé associées è una società di design francese, una delle rare ancora indipendente dalla sua creazione nel 1991, fondata da due designer parigine, Sigolène Prébois e Catherine Lévy. L’impresa ha ormai raggiunto una fama mondiale e il team Tsé & Tsé, composto da meno di dieci persone, padroneggia il design degli oggetti dalla loro concezione alla loro produzione e distribuzione.
I prototipi di Tsé & Tsé associées vengono creati nell’affascinante laboratorio nella zona della Bastiglia a Parigi, una vecchia falegnameria, dove alcuni articoli possono essere adattati alle esigenze specifiche dei clienti. Ogni oggetto richiede una ricerca speciale per trovare i migliori produttori di qualità e assicurare l’utilizzo di materiali nobili, secondo il tradizionale know-how, che favorisce le caratteristiche di qualità e durata degli oggetti. Per questo motivo, lampade, stoviglie e mobili sono realizzati in piccole serie, a volte individualmente e raramente oltre 1000 articoli all’anno. Ogni articolo è unico, mai uguale e queste differenze sono la firma inimitabile di Tsé & Tsé.
Le due designer hanno iniziato a creare oggetti per se stesse, al fine di assaporare e rallegrare ogni momento della vita quotidiana: il senso di meraviglia con cui immaginano gli oggetti di tutti i giorni traspare in tutte le loro creazioni. Alcuni anni dopo, la maggior parte dei loro oggetti sono diventati bestseller e pezzi da museo, pur rimanendo freschi e deliziosi come sempre; le loro ultime creazioni si adattano perfettamente alle altre per formare un universo in espansione e molto originale, sempre ricco di una gioiosa vena ironica.
Il loro oggetto più iconico è senza dubbio il “Vase d’avril”, ormai un classico del design francese: ispirato all’ikebana giapponese, questo vaso glorifica la bellezza dei fiori isolandoli in un tubo; articolato con anelli di metallo, il vaso adatta la sua forma ai fiori, dando a ogni persona il piacere di comporre una splendida composizione floreale. Altro progetto di grande bellezza è il “Vaso Parasseux”, sospeso nell’aria da un cavo d’acciaio, oscillante avanti e indietro in modo spensierato. Guardando questo oggetto, sembra di ammirare un acrobata ondeggiante nel circo; il vaso può pendere vicino a tavolini e banconi della cucina, amando tutti i fiori, in particolare i rami e l’edera con disposizioni asimmetriche.
Infine, tra i molti lavori, da ricordare il progetto delle due artiste per la tavola, con i poetici piatti realizzati in porcellana, che combinano solidità e finezza; i piatti e le stoviglie sono realizzati in Francia secondo un metodo tradizionale tra due stampi in gesso. Le loro “imperfezioni” sono il segno della loro originalità e della realizzazione completamente manuale.

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Eugenio Vazzano

Eugenio Vazzano ama riassumere il suo lavoro in queste tre massime: “le mani al posto della macchina, la bottega al posto della fabbrica, la passione che diventa lavoro”. È questa la sua concezione di artigiano; un “artigiano artistico”, come spesso lo chiamano, che non si affida alla tecnologia digitale, ma resta legato alla manualità e alle tecniche di lavorazione di alto livello professionale. Tecniche che sono figlie delle antiche tradizioni di cui l’Italia e nel suo caso la Sicilia in particolare sono la culla.
Ultimo di sette figli, nato e cresciuto a Melilli, trasferitosi all’età di quattordici anni negli Stati Uniti per studiare arte e rincorrere il suo sogno, torna in Italia e sceglie Firenze per studiare all’Accademia Americana d’Arte, lavorando contemporaneamente in una prestigiosa boutique di moda della città. Il desiderio di tornare in Sicilia nella sua Melilli si fa presto avanti e nasce dalla certezza delle radici e dalla familiarità con il patrimonio di esperienze: un patrimonio genetico che riceve riferimenti, suggestioni, motivi di ispirazione in un continuo rimando all’arte, alla cultura e al costume della Sicilia.
Della lunga esperienza giovanile americana rimane la curiosità globale, che permette di accostare con naturalezza i fasti del Barocco all’arte povera, e sopratutto il coraggio che fa nascere la “Melilli factory”, la manifattura, ospitata in una vecchia fabbrica di caponata, in cui nascono coperte, plaid, teli… ma anche arazzi e raffinati “stracci” per la casa, come ama definirli lui stesso.
Il laboratorio-atelier comprende ora più di dieci collaboratori, che lavorano con la stessa filosofia, ispirata al recupero di un passato ancora vivo e al riciclo creativo: ogni ritaglio di stoffa avanzato è l’inizio di una nuova storia, l’essenziale primo tassello di una nuova opera d’arte. Le stoffe utilizzate sono molteplici, dalle più tradizionali come sete pregiate, cotoni raffinati, lini e velluti, cachemire, broccato e jacquard, ma anche fibre inusuali come iute grezze, lane orientali e jeans, che vengono poi tinte, stropicciate, decorate.
Gli anni americani sono stati molto importanti per raffinare alcune tecniche e conoscenze: a Miami, infatti, negli anni Novanta, il desiderio di conoscere aveva portato l’artista a frequentare i magazzini in cui si conservavano abiti usati destinati ai senzatetto: da quegli abiti confezionati con tessuti anni Trenta-Quaranta-Cinquanta sono nati i primi patchwork, poi diventati il marchio più riconoscibile di tutta l’opera stessa di Vazzano.

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Buro Belèn - Ferrero1947

Buro Belèn

Buro Belèn viene fondata da Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen, che si sono incontrate alla Design Academy di Eindhoven, nei Paesi Bassi.
Dopo la laurea con lode alla Design Academy di Eindhoven, Brecht ha iniziato a lavorare come designer part-time per Forbo Flooring e successivamente per alcuni anni come designer free-lance per poi decidere di fondare la propria etichetta di abbigliamento “18-11-81″ nel 2014. Nel 2010 ha vinto un premio Classi Calvijn, nel 2012 la sua attività è stata finanziata da BKVB.
Lenneke si è laureata con lode alla Design Academy di Eindhoven con il suo progetto Wooden Textiles ed è stata tra i finalisti del Doen Material Prize nel 2011, il Green Design Competition nel 2012 e ha vinto Open Design Italia nel 2013.
Insieme, Brecht e Lenneke hanno fondato il loro studio ” Buro Belèn ” ad Amsterdam e hanno ricevuto inizialmente un sussidio dalla DOEN Foundation per “imprenditori creativi sostenibili”; attualmente insegnano alla Design Academy di Eindhoven e alla Artemis Akademie Amsterdam, alternando all’insegnamento i progetti di design.
Il progetto “Another Plaid” ha ottenuto una grande visibilità per il processo originale e altamente ecologico attraverso il quale viene realizzato: si tratta di non completare del tutto il processo di colorazione e tintura in una macchina che non è stata risciacquata, consentendo di risparmiare sia acqua che tintura.
Una singola bobina di lana sarà trasformata in un singolo plaid con il suo modello di colore unico; il plaid in lana merino mostra un grande contrasto di colore e segni chiari, incorporando una gamma di colori. Modificando quindi per astratto la prima fase del processo industriale che normalmente vede una bobina ugualmente colorata, ogni plaid varia nel disegno e nel colore; l’esterno della bobina assorbe più colore dell’interno, in particolare quando si intreccia con una trama diversa. Il risultato è poetico e molto grafico allo stesso tempo.
Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen progettano quindi con materiali, allargando ed espandendo le qualità materiali di spazi, oggetti e prodotti e creando un design tangibile per il futuro. Al centro del loro approccio ci sono gli aspetti intuitivi, emotivi e fisici del design, che si traducono in prodotti e visioni che mostrano applicazioni inattese di materiale e colori, nonché rivalutazioni delle tecniche convenzionali.
Uno dei loro progetti più conosciuti è “Cambials”: un’etichetta che produce tessuti per interni naturali in legno. Tra le opere anche la stola commissionata dalla manifattura olandese CHP, in seta con una riproduzione fotografica ad altissima definizione di corpi nudi di amici e collaboratori: un capo tecnologico e romantico, non senza una sottile vena di ironia.

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Jupe by Jackie

Jupe by Jackie

Con sede nei Paesi Bassi e in India a Uttar Pradesh, Jupe by Jackie è un marchio di moda di fama internazionale nato dal desiderio di far luce sull’arte del ricamo a mano in un modo completamente nuovo, rivitalizzando un’artigianato morente nell’industria della moda frenetica di oggi.
Jupe continua a lasciare il segno come casa di ricamo leader nel tentativo di lasciare che l’artigianato indiano non solo viva, ma prosperi.
Dal 2013 al 2017 il marchio ha collaborato intensamente con la famosa griffe di moda d’avanguardia giapponese Comme des Garçons, per poi privilegiare una strada indipendente e una propria collezione.
La designer Jackie Villevoye ha fondato Jupe nel 2010 all’età di 54 anni, dopo aver cresciuto i suoi cinque figli; quando sono usciti di casa, l’entusiasmo permanente di Jackie per il design è diventato ancora più determinato: dopo aver studiato a fondo l’arte del ricamo a mano indiano, Jackie ha intrapreso un viaggio che l’ha portata ad organizzare una squadra di talentuosi artigiani del ricamo. È nata una collaborazione appassionata, raffinata e unica.
Jupe by Jackie ha sviluppato nel 2019 una nuova collezione di mohair ricamati a mano e progettato una serie di 10 splendidi plaid e coperte esclusive per il mondo della casa e dell’interior design.
Nel 2017 in realtà Jupe by Jackie aveva già mosso un primo passo emozionante nel mondo del design, lanciando la sua prima collezione di interior design, etichettata Jupe da Jackie Home. Con la collezione del 2019, ad edizione limitata, però la designer fa un ulteriore passo ed entra definitivamente nell’olimpo del design d’autore e da collezione.
Come contrappeso ai tessuti fabbricati e stampati in serie, Jupe by Jackie mira a rilanciare l’antica arte del ricamo a mano che sembrava aver lasciato il mondo degli interni.Con un ricamo moderno e sottile, privo di ripetizioni meccaniche, i tessuti diventano un’arte rara, permettendo ai tessuti per interni di diventare oggetti architettonici o poetici. Le loro forti combinazioni di colori e le proporzioni equilibrate aggiungono a una stanza non solo funzionalità, ma anche un’atmosfera artistica, bilanciando natura e cultura e sottolineando la bellezza di entrambi i mondi.

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Alegria van der zande - Ferrero1947

Alegría van der Zande

Alegría van der Zande nasce a Breda nel 1988 e si laurea nel 2015 alla Utrecht School of the Arts come product designer, dopo aver terminato i suoi precedenti studi in pubblicità e comunicazione a Nimeto a Utrecht. Il suo interesse e il suo amore per la natura si manifestano fin dai primi lavori e rimangono il filo conduttore di tutti i suoi progetti. Il suo laboratorio ha sede a Breda.
Con il suo progetto “Fossils” Alegria van der Zande intraprende un viaggio alla ricerca delle piccole meraviglie della natura: fiori e piante selvatiche dal nostro ambiente quotidiano, ma molto speciali per struttura e colore. Mostrando il valore di vedere la bellezza più fine e delicata della natura, la designer preme fiori e piante sulla pelle; due prodotti naturali combinati a un nuovo elemento. Una tecnica che ha progettato durante il suo processo di laurea presso la Utrecht School of the Arts.
Ciò che lascia la stampa è una combinazione di pelle grezza e linee estetiche e colori tenui dei fiori e delle piante raccolti dalla natura.
Ogni lavoro di Alegria van der Zande è unico e trova la sua estrema raffinatezza e bellezza anche nelle imperfezioni, poiché la pelle è un prodotto naturale, con un bellissimo contrasto tra la pelle dura e i dettagli aggraziati della pianta; anche il colore naturale della pelle fa da sfondo a contrasto dei colori tenui e delicati dei fiori e delle piante selezionate, con una accurata ricerca botanica in giro per prati, campi e boschi olandesi.
“Fossils” ci mostra dunque il valore di vedere la bellezza più bella e delicata della natura che ci circonda ogni giorno, ma che non osserviamo sempre con la giusta attenzione; l’unicità di questo progetto muta con il passare della stagione, seguendo il ritmo della natura.

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Aldo Bakker

Aldo Bakker

Aldo Bakker

Aldo Bakker ( 1971) è un designer che combatte lo spirito del tempo: quasi tutti i suoi disegni, sia che si tratti di vetro-line (1998), Saliera ( 2007), Tavolino di servizio ( 2008), o Jug + Cup ( 2011), sono notevoli per il loro rifiuto di sfida con la moda o lo spirito del tempo. Per non parlare del fatto di poterlo classificare dal mondo circostante – coloro che vedono i disegni di Bakker per la prima volta, spesso si chiedono quale sia il loro scopo. Questa sfida è importante per Bakker, un autodidatta che ama seguire la propria strada.

Da subito si comprende che Bakker ama l’essenzialità; unico figlio dei mitici Emmy van Leersum e Gijs Bakker, che negli anni 70 hanno rivoluzionato il design olandese con la loro collezione di gioielli dalle forme futuriste, Aldo non ha mai avuto dubbi sul suo destino di designer, ma il suo lavoro ha preso da subito una direzione diversa, molto distante dall’esuberanza della nuova scuola concettuale, a cui suo padre ha così fortemente contribuito, con la fondazione del collettivo Droog design e formando alla Design Academy di Eindhoven più di una generazione di designer oggi di fama internazionale.

Gli oggetti che Aldo progetta sono allo stesso tempo semplicissimi ed estremamente complicati: oggetti dalle forme essenziali ma non elementari, dalle superfici levigate e convesse che possono nascondere delle cavità inattese. Oggetti difficili da situare: per le qualità plastiche evocano la scultura, per le qualità tecniche lo strumento e per la preziosità dei materiali e della fattura il gioiello. Gli oggetti di Aldo Bakker giocano sulla frontiera tra figurativo e astratto: se da una parte indicano una ricerca della forma assoluta e della perfezione estetica, dall’altra suscitano delle inattese risonanze organiche, evocando dei profili vagamente vegetali o animali Molti critici hanno avvicinato queste forme, lisce e bombate, sinuose e allo stesso tempo pure, alle sculture di Brancusi; Bakker, con un sorriso, non esclude questa vicinanza, ma si sofferma a spiegare l’importanza dell’originale convergenza tra forma, materia e uso che ha elaborato, dopo anni di tentativi e di studio.

L’indipendenza è un valore fondamentale per Aldo Bakker che, pur collaborando regolarmente con editori prestigiosi, rivendica la libertà di una ricerca che si sottrae agli imperativi del mercato. L’indipendenza non è solo legata a un posizionamento etico esigente, ma è anche l’obiettivo che il designer cerca di raggiungere con la creazione dei suoi oggetti. A un’osservazione attenta, le forme enigmatiche degli oggetti di Bakker nascondono delle sorprese: a chi li prende in mano e ne esplora l’ergonomia, essi rivelano delle funzioni inattese, provocano dei gesti inediti, eppure sempre profondamente “naturali”, come il prodigioso Salt Cellar (2007) in porcellana nera, che è allo stesso tempo cucchiaio e saliera.

Tutti questi oggetti richiedono un’esperienza, un contatto, una conoscenza che si fa nel tempo, con l’obiettivo, più che di esercitare un uso, di scoprire l’essenza di un gesto originario. «Sedersi, versare, contenere, sono tutti gesti che definiscono l’umano», dice Bakker: «con i miei oggetti voglio creare uno stato di consapevolezza». Attraverso una molteplicità di vasi, contenitori, brocche, zuppiere, ha per esempio esplorato le mille sfaccettature di un gesto essenziale come quello di versare un liquido – arrivando a soluzioni paradossali, come l’ esile annaffiatoio o brocca in rame del 2014, in cui il liquido scorre nel manico prima di uscire dal becco. Allo stesso modo, la concezione e produzione di ogni oggetto è il risultato di un percorso lungo, che può durare degli anni, e che si compie come un lento processo di conoscenza, o, come spiega Bakker, di «frequentazione e di comprensione di una forma».

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Anne-Claire Petit

Anne-Claire petit

Anne-Claire Petit

Anne-Claire Petit nasce a Breda nel 1962 e studia industrial design alla prestigiosa Accademia di Eindhoven, dove si specializza in design tessile; proprio presso l’Accademia nasce la sua grande passione per l’artigianato sopratutto in alcune discipline come la stampa, la tessitura e l’ uncinetto. Il suo stile attuale e le sue collezioni riflettono ancora il suo amore per la tradizione artigianale.
Dopo aver terminato i suoi studi Anne Claire Petit inizia la sua carriera nel 1986 come designer per Esprit, dove si fermerà per quattro anni di intensa conoscenza ed esperienza grazie alla fama internazionale del brand; parallelamente la designer inizia ad accarezzare l’idea di una realtà tutta sua dove l’artigianato di alto livello possa essere al servizio della propria creatività.
Nel 1990 decide quindi di inaugurare la sua collezione e la sua azienda, che chiamerà semplicemente Anne-Claire Petit, diventando subito molto famosa e conosciuta per i suoi scialli e per altri piccoli accessori di moda. La creatività sfrenata la portano a nuovi prodotti e tecniche e ad una crescente collezione, dapprima concentrata unicamente sul mondo della moda.
Nel 2002 Anne- Claire sceglie di spostare la sua attenzione verso una collezione per i bambini e per la casa: senza il ciclo stagionale della moda, si sente libera di creare e di tradurre il suo amore per il colore e per i materiali naturali in una vasta gamma di articoli.
Il suo è un mondo colorato dedicato ai bambini, realizzato interamente a mano all’uncinetto: uno zoo di animali divertenti e ironici, protagonisti di una favola surreale: conigli, renne, rane, coccinelle, cagnolini, gatti, orsi, zebre, scimmie, scoiattoli… tutti nei colori naturali o in accese tonalità a contrasto.
Da subito si intuisce che questi oggetti, nati per i bambini, diventano un accessorio originale, ironico e raffinato per la casa e per gli adulti; gli animali possono diventare cuscini per sdrammatizzare un divano troppo rigoroso oppure piccole sculture da distribuire nelle diverse camere, per alleggerire case troppo austere.
La collezione diventa quindi più strutturata e dedicata alla casa nella sua interezza, con l’aggiunta di nuovi accessori come cuscini, coperte, sgabelli, sedie, tavolini… giocosi e colorati, sempre realizzati interamente a mano all’uncinetto; allo stesso momento gli animali diventano sempre più grandi, talvolta grandissimi, per rallegrare una casa come una vera e propria installazione artistica.
Oltre alle collezioni permanenti, arricchite ogni anno di nuovi soggetti, la designer inizia la realizzazione di edizioni limitate, come ad esempio la serie di frutta e verdura gigante da posizionare su divani, poltrone e letti o semplicemente sul pavimento: fragole che colorano un tradizionale divano in pelle, mele rosse che rallegrano vecchie poltrone, melanzane appoggiate su un letto della nonna, ananas giganti da appoggiare sul pavimento vicino alla porta d’ingresso… tutta la fantasia della designer scrive una favola dove la casa diventa un palcoscenico ideale. L’apparenza frivola e giocosa di questi oggetti nasconde una grande serietà nella progettazione e un altissimo livello qualitativo nella realizzazione.
Attualmente Anne-Claire Petit ha cessato la creazione della collezione permanente per concentrarsi su progetti specifici a richiesta; continua a collaborare con Ferrero1947 nella realizzazione di edizioni limitate, collezioni speciali e progetti unici sempre colorati e divertenti: un valore aggiunto che trasforma questi oggetti, apparentemente ludici, in esemplari di design da collezione.

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Atelier Van Lieshout

Atelier Van Lieshout

Atelier Van Lieshout

Atelier Van Lieshout è lo studio fondato dallo scultore, pittore e visionario Joep van Lieshout, che, dopo essersi diplomato alla Rotterdam Art Academy, è rapidamente diventato famoso con progetti che oscillano tra il mondo del design e quello dell’arte: scultura e installazioni, edifici e mobili, utopie e distopie. Nel 1995, Van Lieshout ha fondato il suo studio e da allora ha lavorato esclusivamente con il nome dello studio, che comprende più di venti collaboratori di origini e provenienze diverse. Tutti lavorano insieme in un grande capannone sul porto di Rotterdam, suddiviso in diversi reparti: fibra di vetro, scultura in legno, metallo. I progettisti sono strettamente coinvolti nel processo di fabbricazione di ciascun prodotto; per questo motivo progettazione e produzione di tutte le opere firmate AVL devono svolgersi necessariamente in questo unico luogo.
Negli ultimi tre decenni, Van Lieshout ha istituito una pratica multidisciplinare che produce opere ai confini tra arte, design e architettura, studiando la linea sottile tra arte manifatturiera e oggetti funzionali di produzione di massa e cercando di trovare i confini tra fantasia e funzione, tra fertilità e distruzione.
Van Lieshout analizza i sistemi, che si tratti della società nel suo insieme o del corpo umano; egli sperimenta, cerca alternative, tiene mostre come esperimenti per il riciclaggio e ha persino dichiarato uno stato indipendente nel porto di Rotterdam AVL-Ville nel 2001: uno stato libero nel porto di Rotterdam, con un minimo di regole, un massimo di libertà e il più alto grado di autarchia.
Tutte queste attività sono condotte nel tipico stile provocatorio di Van Lieshout, sia esso politico o materiale, combinando un’estetica e un’etica fantasiose con uno grande spirito imprenditoriale; il suo lavoro ha motivato i movimenti nel campo dell’architettura e dell’ecologia ed è stato celebrato, esposto e pubblicato a livello internazionale. Le sue opere condividono una serie di temi, motivi e ossessioni ricorrenti: sistemi, potere, autarchia, vita, sesso e morte – ognuno di questi traccia l’individuo umano di fronte a un tutto più grande come il suo noto lavoro Domestikator (2015). Questa scultura ha suscitato polemiche prima ancora di essere collocata al Louvre nel Jardin de Tuilleries, ma è stata poi adottata dal Centre Pompidou dove è stata esposta durante FiAC del 2017.

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BCXSY

BCXSY

BCXSY è uno studio interdisciplinare con sede ad Amsterdam tra i designer Boaz Cohen , nato in Israele nel 1978) e Sayaka Yamamoto, nata in Giappone, nel 1984. Lo studio, fondato all’inizio del 2007, continua ad effettuare una vasta gamma di progetti, sia nei Paesi Bassi e all’estero, offrendo una combinazione equilibrata di due talenti unici e fornendo una narrazione che si caratterizza per l’accento sull’ esperienza personale, l’interazione umana e la consapevolezza emotiva. L’intreccio abile del particolare e artigianale con l’universale e commerciale è il segno distintivo della esperienza di progettazione BCXSY.
Negli ultimi anni, BCXSY ha acquisito notorietà e riconoscimento internazionale per la loro dedizione a progetti socialmente sensibili. Il loro lavoro premiato è stato descritto in alcuni dei più prestigiosi eventi di design di tutto il mondo e continua a catturare l’attenzione di gallerie e musei internazionali, tra cui il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museo di Shanghai Glass,il Textielmuseum a Tilburg, Paesi Bassi.
Con un approccio che è deliberatamente giocoso , BCXSY non manca mai di sorprendere e ispirare. Grazie alla collaborazione con una serie di laboratori artigianali e di iniziative commerciali, BCXSY crea prodotti che sono una fusione di contesto e bellezza. Tutti i progetti sono in edizione limitata di pochi esemplari, per preservare quella unicità ottenuta grazie ad un rigoroso processo creativo abbinato ad un artigianato di altissimo livello.
Attraverso la loro costante partecipazione a workshop internazionali e conferenze, lo studio è diventato leader nel più recente forum di progettazione e dibattito.I due soci portano spirito, purezza ed unicità alla comunità del design moderno e continuano a ritagliarsi il loro posto tra gli studi di design più influenti di oggi.

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